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Trump e le Corporate social responsibilities?

In seguito ai fatti recentemente accaduti in America, legati alla scomparsa di George Floyd, numerosi brand hanno deciso di cominciare a schierarsi usando i propri social media per mostrare solidarietà al movimento #BlackLivesMatter, cercando di amplificare la voce di diverse realtà affiliate alla causa.

È interessante riflettere su come queste prese di posizione (legate alla social responsability dei brand) siano da considerare imprescindibili nell’anno in cui viviamo, ma anche che effetti producono sugli stakeholders e soprattutto su di noi.

Quando parliamo di Business, è praticamente impossibile non pensare alle Corporate social responsibility (CSR).
Le CSR sono viste come ciò che può consolidare o terminare definitamente la relazione che si sviluppa tra un Business e la definizione di società moderna.
Vengono usati dei “mission statements” per comunicare empatizzando i valori della corporate con la propria audience, con gli shareholders e con gli stessi impiegati interni all’azienda.

black lives matter trump

Perché ci si arrabbia quando Mark Zuckerberg tace?

Abbiamo visto come le diverse piattaforme social si stiano schierando prendendo posizioni talvolta scomode.
Un esempio è Twitter che ha segnalato i contenuti del presidente americano in carica, evidenziando come questi non fossero in linea con la propria policy e generando poi, una reazione a catena dallo stesso Trump.

Sul fronte Facebook non si è percepita la stessa prontezza.
Quest’ultimo infatti, ha permesso la diffusione degli stessi post, segnalati invece come inappropriati da Twitter e anche da altre social media platform.

La decisione di Twitter, di rendere meno visibile alcuni contenuti di Donald Trump, ha quindi fatto volgere lo sguardo del pubblico sul principale social di diffusione di notizie al mondo: Facebook che, appunto, non ha compiuto azioni degne di nota, se non in un momento successivo all’esplosione del tumulto da parte del pubblico online.

Twitter si è esposto pesantemente dichiarando in un vero e proprio statement, come le parole di Donald Trump si fossero aggiudicate “l’etichetta scomoda” di poter incitare a commettere atti violenti.
Un passo non da poco per la compagnia made in San Francisco.

Il silenzio di Zuckerberg è stato rotto solamente 16 ore dopo la decisione di Twitter e le diverse pressioni ricevute dal vociferare online degli utenti, sconcertati dall’accaduto. Non solo gli utenti, ma anche gli stessi impiegati che si sono attivati sui propri canali, per esprimere il loro discostarsi dall’inattività del proprio datore di lavoro.

trump zuckerberg brand

Nel 2020 pretendiamo che si prendano posizioni

Il Sentiment pubblico, che porta con sé il fatto di non schierarsi, è facilmente percepibile anche solo da uno scroll veloce attraverso i social media o un giro sul web.
Simbolo di quest’ultimo, è diventata la frase pronunciata del Vescovo Sud Africano Desmond Tutu:

“Se si rimane neutrali in una situazione di ingiustizia, si ha implicitamente scelto di schierarsi dal lato dell’oppressore. Basta pensare ad un elefante che con la sua zampa pesta la coda ad un topo, questo non apprezzerà di certo il tuo essere neutrale.”

Sempre più velocemente, i grandi nomi si stanno accorgendo di come il focus sulle Social Responsibility porti ad un’immagine molto più attraente per il consumatore, ormai evoluto in prosumer sapiens.

Oggi siamo digitalmente attivi, impegnati socialmente, alla ricerca dei nostri valori all’interno degli statement aziendali e nelle azioni che i brand portano avanti per incoraggiare il cambiamento sociale o altre problematiche fondamentali.
Investiamo in marchi che siano una proiezione ideologica del nostro sé.

Abbracciare quindi policy con azioni concrete, che siano riflesso della responsabilità sociale dovuta dalle aziende, non è solo legato ad un successo d’immagine della compagnia nel lungo termine ma, vi saranno molti individui disposti a pagare un prezzo maggiore, sapendo di schierarsi anche economicamente ad una causa in cui credono e condivisa dal marchio stesso.

Come evidenziato da diversi studi, le compagnie percepite come socialmente attive lasciano dietro di sé una scia di positive brand recognition e un aumento della loyalty dei consumatori.

D’altra parte, un brand con uno statement morale non chiaro, viene percepito come fortemente inautentico.

twitter black lives matter

L’effetto domino nel panorama online

Il 2020 è l’anno in cui la risposta è NO all’estraneità ai fatti.

Tramite l’online siamo costantemente connessi con quello che accade, non solo intorno a noi, ma anche nel resto del pianeta.

I brand si stanno evolvendo, usando il potere del digitale tramite le loro piattaforme online, per dichiarare pubblicamente il loro sostegno contro le ingiustizie; partendo da hashtag come incitamento all’attivismo, si crea un primo approccio per scuotere le voci del pubblico online, dimostrando l’abilità stessa delle persone, nel loro piccolo, di connettersi ad altri creando un effetto a catena che porta a cambiamenti reali nel mondo.

Valeria