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Secondo l’enciclopedia Treccani le fake news sono informazioni, in parte o del tutto, non corrispondenti al vero, divulgate attraverso le tecnologie di comunicazione digitale; Sono caratterizzare da un’apparente plausibilità, alimentata da un sistema di aspettative dell’opinione pubblica e da un’ amplificazione dei pregiudizi che ne sono alla base. 

Che si parli di disinformazione o di una deliberata condivisione di notizie false, con l’intento d’ingannare, sembra che questi fenomeni siano in continua crescita. 

Fake news di ogni genere

Negli ultimi anni si è visto il potere sensazionalistico che questa tipologia di voci è in grado di raggiungere: influenzando elezioni, diffondendo contenuti errati durante crisi sanitarie e rovinando reputazioni di brand o privati. La maggior parte di noi, solo negli ultimi mesi, è stata esposta ad un’ingente mole di contenuti fuorvianti, passando per teorie complottistiche sui 5G networks, fino a credere che bere candeggina o Methanol li avrebbe potuti proteggere dal virus

Trump fake news

Per fortuna con il dilagare di questo fenomeno, sta prendendo piede anche una rapida risposta con il preciso intento di smascherare e sventare finti giudizi di esperti, che possano rivelarsi poi nocivi per la sicurezza delle persone. 

Le piattaforme online hanno preso parte alla guerra mediatica contro la disinformazione, un esempio è il social network Twitter che ha recentemente promesso di rimuovere contenuti che contraddicano le autorità sanitarie mondiali e nazionali; Facebook ha cominciato una vera e propria lotta agli ads ingannevoli per kit e mascherine, con la promessa di investire 100 milioni di dollari per supportare i media e le organizzazioni di fact-checking. 

Perché le Fake news funzionano? 

Uno studio internazionale ha dimostrato come una grande porzione dei cittadini esposti a disinformazione abbia: controllato la veridicità di queste informazioni con la propria famiglia o i propri amici oppure, una parte decisamente minore, abbia controllato con risorse di fact-checking e un’altra ancora, sia andata a veicolare l’informazione sui social media senza preoccuparsi di ciò che stava condividendo.

La domanda che ci poniamo è: perché crediamo alle Fake news? 

La risposta risiede nella psicologia, l’idea è quella che i processi cognitivi degli individui li portino a propendere per tutte quelle cose che confermano il loro modo di percepire il mondo

Le persone, sono quindi portate a credere a questo tipo di disinformazione per un meccanismo di “lazy thinking”, dovuto al desiderio conscio e subconscio di proteggere le proprie idee e identità. 

Inoltre, vi è anche un ingente peso della componente sociale, siamo animali sociali, e una caratteristica importante delle Fake news è quella di venire rinforzate dalle persone che percepiamo come simili a noi, vediamo conoscenti credere alle stesse cose e offrirci quindi motivi potenziali che rinforzano il nostro credo.
È grazie al lavoro di squadra che le Fake news, acquisiscono il potere più grande. 

psicologia fake news

Facebook e il digitale per contrastare le Fake news 

Come possiamo leggere sul blog ufficiale di Facebook, sono state re-indirizzate più di 2 miliardi di persone alle risorse dell’OMS e di altre autorità sanitarie, attraverso il Centro informazioni COVID-19 e i pop-up presenti nel suo ecosistema digitale. A questo si è aggiunta la necessità di interrompere la diffusione di disinformazione e contenuti dannosi.
L’azienda collabora oggi con oltre 60 organizzazioni di fact-checking che valutano le notizie in 50 lingue, in tutto il mondo. 

Facebook covid Fake news

Facebook ha annunciato inoltre il lancio di nuove funzionalità, dove gli utenti vengono avvisati tramite pop-up quando interagiscono con Fake news e vengono invitati a visitare il sito ufficiale dell’OMS dove queste vengono smentite. 

Un altro esempio Social interessante è quello della World Health Organization che ha recentemente aperto un canale TikTok ufficiale, sempre per affrontare le fake news sul Covid-19 presenti in rete. 

Tiktok fake news covid

Sono nate molte piattaforme online adibite solamente al fact-checking: un esempio è Logically che permette all’utente online di analizzare le affermazioni contenute in un articolo, tramite intelligenza artificiale e persone fisiche che si incaricheranno di ricercare approfonditamente la loro veridicità; altro canale di fact-checking è Factmata che consente, grazie al suo algoritmo integrato con componenti AI, di classificare i contenuti cercando di risolvere i problemi d’informazioni errate, clickbaits e fonti ingannevoli. 

Cosa possiamo fare come individui? 

Dipende da noi, possiamo prenderci la briga di verificare le fonti e la veridicità di ciò che leggiamo o semplicemente premere il pulsante di condivisione, contribuendo al problema. 

Con il crescere dell’utilizzo di internet e dei social media, vediamo una diffusione sempre più rapida di Fake news e disinformazione, a un livello tale da influenzare cariche governative e preoccupare il settore privato, a tal punto da prendere misure che possano tutelarli da queste minacce. 

In un mondo che fa fronte a un grande trust deficit, la vera sfida è quella di trovare il giusto equilibrio tra coloro che cercano la verità e la libertà di parola. 

Valeria