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I social media sono un mezzo potentissimo, da una parte offrono numerosi vantaggi, ad esempio, in questo periodo di quarantena ci hanno permesso di sentirci vicini, seppur virtualmente, dall’altra parte però, possono anche far nascere situazioni di pericolo.

Uno di questi pericoli, è il cosiddetto fenomeno del “revenge porn” che purtroppo, ad oggi, è molto diffuso.

Il “revenge porn” o anche “revenge pornography”, associa la parola “vendetta” (revenge) a quella di pornografia, lasciando subito intendere l’uso distorto che viene fatto di immagini e video privati, a sfondo sessuale, che vengono diffusi sui social network o sul web per scopi vendicativi e senza il consenso della persona ritratta.

Questi episodi di vendetta porno, hanno fatto sì che uomini ma sopratutto donne, si siano ritrovati violati nella loro sfera intima, vedendo la propria immagine diffondersi in maniera “virale” senza averlo mai concesso o, addirittura, dopo essere stati immortalati a loro insaputa.

Il caso telegram

Questo fenomeno sta spopolando sulla nota piattaforma di messaggistica istantanea Telegram.

Nelle ultime settimane sarebbero comparsi 21 canali, che contano oltre 43 mila iscritti e circa 30mila messaggi al giorno, in cui vengono pubblicati e condivisi contenuti pornografici, anche di minori e commentati dai partecipanti.

All’interno di questi canali, sono stati divulgati anche i numeri di telefono ed i profili social delle vittime.

Molte di queste azioni sembrerebbero essere state commesse dagli ex fidanzati/e, al fine di umiliare e distruggere le vite dei protagonisti di questi contenuti.

Questi avvenimenti hanno avuto un grande risalto su molte piattaforme social, quando alcune influencer hanno deciso di denunciare il fatto, dopo aver scoperto che delle loro foto in costume erano state modificate e diffuse in rete.

Infine, dopo ulteriori segnalazioni, anche da parte di importanti testate giornalistiche come La Repubblica, la polizia postale è intervenuta per tutelare le vittime.

Nel proseguito di questo articolo analizzeremo una campagna pubblicitaria che ha l’obiettivo di sensibilizzare ruguardo al tema del revenge porn e che, a nostro avviso, ha centrato il problema con una bellissima metafora, “Uncertain terms campaign”

revenge porn social media

Uncertain terms campaign

“Uncertain terms” è una campagna dell’agenzia canadese Cossette, realizzata per Children of the street society, un’associazione impegnata nel prevenire lo sfruttamento sessuale e la tratta di esseri umani e bambini nella Columbia Britannica (Canada), attraverso strategie di sensibilizzazione e sostegno alle famiglie

Questa campagna è dedicata proprio al tema del “sexting” e di conseguenza del rischio della “sextortion”, ossia del ricatto sessuale.
E come lo fa? In modo semplice, con una serie di foto rappresentate dei ragazzi, implicitamente nudi, che prima dell’invio della foto, ricevono un avviso dei “Termini e condizioni” in cui sono esplicitati i pericoli, nella quale possono incorrere inviando quel contenuto..

Uncertain term

Nello spot in particolare vediamo una ragazza che è in procinto di commettere l’errore, ma prima di farlo, le arriva l’avviso dei termini e delle condizioni, e come già detto, in questi termini sono esplicitati i pericoli, che potrebbe poi, addirittura cambiare la sua vita e rovinargliela.

Ad un certo punto del video appare un avviso anche sul diario segreto della ragazza, e ne segue la domanda: 

“vuoi condividere anche tutti i tuoi momenti privati?

Io credo di no. 

Questa campagna lancia un messaggio molto forte, che ci fa riflettere.

Tutti noi, almeno una volta, abbiamo fatto l’errore di rivelare e condividere contenuti intimi con persone di cui ci fidavamo, quindi ora la domanda che vi pongo io è: 

Se prima di compiere determinate azioni aveste ricevuto questo avviso, lo avreste fatto lo stesso ?

Beatrice