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Cosa sta facendo Nike in questo momento difficile?

La vicenda di George Floyd

L’omicidio di George Floyd, è il caso che sta muovendo l’America e il resto del mondo.
Il ragazzo la sera del 25 maggio, va a comprare un pacco di sigarette nel solito negozio di Minneapolis ma porge all’impiegato una banconota da 20 dollari falsa, l’impiegato se ne accorge e chiama il 911. La polizia arriva e uno dei poliziotti, Derek Chauvin, ferma l’uomo, lo blocca, si accanisce e, per 8 lunghissimi minuti, spinge il suo ginocchio contro il petto del ragazzo al punto tale da provocarne la morte. Il tutto viene ripreso e diventa virale sul web in poche ore.

È così che l’America si sveglia: in rivolta. Torna il grido del “Black lives matter”.

Le ultime parole del ragazzo “i can’t breathe”, diventano il nuovo slogan per protestare contro la polizia e contro le discriminazioni razziali.

Negli ultimi anni, sono stati diversi i casi di omicidi a carico della polizia con vittime afroamericane ma, nonostante le grida di rivolta, la situazione non sembra ancora essere cambiata. A una settimana dall’omicidio di George, la protesta è degenerata in violenza e 40 città reduci da lockdown hanno ora dichiarato il coprifuoco.

NIKE – “For once, Don’t Do It”

È in questo quadro che compare la multinazionale statunitense che produce abbigliamento sportivo: la Nike, e non è la prima volta che succede.
Lo spot “For once, Don’t Do It” semplice, lineare, pulito, bianco su nero, incide delle parole toccanti.
Quello che era sempre stato un Just DO it, diventa un DON’T all’inizio di ogni frase.
Ci dice: per una volta non farlo, per una volta non pensare che non ci sia un problema in America, non voltarti davanti al razzismo, non accettare che delle vite innocenti vengano prese da loro, non trovare altre scuse, non pensare che non ti riguardi, non sederti dietro in silenzio, non pensare di non poter essere una parte del cambiamento, sii quel cambiamento.

Ed è così che si chiude lo spot, con quel DON’T che viene spazzato via da un LET’S, e con un hashtag: #UntilWeAllWin.

NIKE – “Dream Crazy”

Come dicevamo in precedenza, non è la prima volta che Nike si pronuncia in merito a questi avvenimenti e lo ha fatto con lo spot Dream Crazy, con il testimonial Colin Kaepernick.
Colin Kaepernick è noto negli Stati Uniti come ex quarterback dei San Francisco 49ers, squadra di football militante nella National Football League, la Serie A del football americano; Ma non solo, nel 2016, Kaepernick fu il primo giocatore a inginocchiarsi in campo durante l’inno americano, in segno di protesta contro l’oppressione degli afroamericani e delle minoranze etniche negli Stati Uniti, dando di fatto il via a quella che sarebbe stata conosciuta come la “protesta dell’inno“.
Questo gesto suscitò molto scalpore soprattutto perché il giocatore, al termine del suo contratto, non fu più ingaggiato da nessuna squadra. 

Lo stesso Trump intervenne per criticarne il gesto.

Il brand volendo celebrare gli atleti con sogni “folli”, decide quindi di voler rischiare, collegando i valori del giocatore a quelli del proprio marchio, rendendolo il protagonista indiscusso dello spot ed è così, infatti, che inizia: “Credi in qualcosa. Anche se significa sacrificare tutto il resto”.

Le reazioni sono state molteplici, inizialmente una parte di persone in segno di protesta, hanno deciso di dare fuoco alle loro scarpe Nike e postarne un video; altre invece, a seguito dell’esposizione sociale di determinati personaggi dello spettacolo, hanno voluto mostrare il loro appoggio.

Tutto ciò che il giocatore vuole dirci è: se le persone pensano che i tuoi sogni siano folli, se ridono di te, di quello che fai, bene lasciaglielo fare. Non cercare di essere il più veloce nella tua scuola o il più veloce nel mondo, sii il più veloce e basta. Non credere di dover essere come gli altri per essere qualcuno, non essere il più bravo giocatore di Basket, sii più grande del Basket stesso.

Credi in qualcosa anche se significa dover sacrificare tutto. Proprio come ha fatto lui.

Perciò non chiederti se i tuoi sogni sono folli, piuttosto, chiediti se lo sono abbastanza, perché la verità è che tutto sembra impossibile, finché non lo fai.

Altri brand 

In questa situazione, così delicata, anche altri brand hanno fatto sentire la loro voce attraverso i social network.

Tra questi abbiamo Milk Makeup, la casa di produzione musicale Capitol Records, il brand del settore fashion Pretty Little Thing e altri.

Tutte le piattaforme da quella notte in forma di protesta, tra cui Instagram, Twitter e Facebook si sono spente in uno sfondo scuro come forma di solidarietà.

twitter black lives matter nike george floyd

Quali altre iniziative hai notato?

Beatrice