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Come si possono superare le limitazioni fisiche, imposte dalla quarantena, coinvolgendo i consumatori in modo efficace?
La risposta che i brand sembrano aver trovato risiede nella augmented reality.

Negli ultimi anni, le aziende hanno cominciato a notare la componente di viralità dei filtri AR sui social e come quest’ultimi possano rappresentare un’ottima opportunità, per aumentare la propria Brand awareness in modo incisivo.

Pensiamo semplicemente ai dati relativi al bacino di utenti attivi giornalmente con le Instagram Stories, un valore che ammonta a circa 400 milioni ed è destinato ad aumentare nel tempo.

Se parliamo poi di Brand Image, è interessante notare come il social media marketing giochi un ruolo sempre più importante nel modo in cui il consumatore percepisce ed entra in contatto con il brand.

Realtà aumentata

Perché è necessario parlare di filtri AR?

I filtri AR si prestano molto bene alla natura stessa della maggior parte delle social media platforms e dei più recenti servizi di videoconferenza, il cui utilizzo è aumentato in modo esponenziale durante l’ultimo periodo, l’elemento comune è il peso della dimensione visiva, caratteristica ottima se considerata da un marketing standpoint.

Le persone processano contenuti e informazioni visive molto più velocemente del formato testuale.

Avere la possibilità di far percepire il proprio Brand in modo immediato e coinvolgente è molto più facile quando si ha la possibilità di farlo visivamente.

Ricordiamo come durante l’F8 di luglio 2019, Facebook ha ufficialmente aperto a tutti il software Studio Spark AR utilizzato fino ad allora, solo da sviluppatori professionisti, per la creazione di filtri AR delle Instagram Story.

La novità è stata accolta con grande successo, si è infatti rivelata un nuovo efficace strumento di marketing, per le aziende che desideravano comunicare in modo creativo con il proprio target.

filtro social facebook

Il caso Snap Camera e L’Oréal US

L’aumento dell’utilizzo di servizi (come Snap Camera e le varie videochat) durante il lockdown, ha spinto i brand a lavorare su nuove campagne di marketing integrando componenti AR.

Le ultime novità, arrivano proprio dal beauty brand L’Oréal che, in questi giorni, ha lanciato 8 filtri brandizzati, permettendo agli utenti di conoscere diversi effetti/prodotti del marchio direttamente dallo schermo.

Mentre le persone decorano le proprie videocalls con i contenuti brandizzati L’Oreal, questo brand estende la reach delle sue campagne.

Come si evince dalla strategia del gruppo stesso, è una necessità importante (oggi più che mai) riuscire a comunicare ed estendere in modo efficace il proprio essere, tramite le nuove tecnologie offerte dai canali digitali.

I filtri brandizzati diventano quindi un servizio aggiuntivo il cui ritorno, in termini di guadagno e di visibilità, è potenzialmente enorme.

In questo modo, anche il consumatore che generalmente non fruisce di prodotti online, può immergersi in un’esperienza virtuale e vivere in modo diverso il contatto con il brand trasformandosi in partecipante attivo.

Come qualsiasi azione di marketing però, il lancio di un filtro personalizzato dovrà essere inserito in una strategia multicanale per riuscire a performare nel migliore dei modi e rivelarsi un fattore chiave, per aumentare la propria brand awareness.

Valeria